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from Antologia della poesia italiana (1265-1400) by Ottaviano Targioni Tozzetti — automated transcript, may contain recognition errors.

Audite Nova Pazia di Jacopone D'Ato di letto per LibriVox.org Audite Nova Pazia che mi è venuta in fantasia, Den mi voglie de' esser morto, perché son vissuto a torto, Lasso il mundan conforto per pigliar più dritta via. Questo mondo è una truffa dove ogni uomo s'era buffa,

Chi vince con lui la zuffa è uomo di gran gallardia, Chi del mundo fa acquisto, de' affan fa guadagni, E tristo a far la ragion con Cristo perderà sua mercanzia. Vederemm' lo guadagnato che ogni uomo avrà portato Denanti allo tribunato del Celestial Messia.

Renovate, o creatura, che hai l'angelica natura, Se stai più in questa sozzura, sempre sarà in tenebria. Io ho scrimito già molti anni per fuggir mundani inganni, Ogni di trovo più affanni che all'inferno pur me' invia. Se sono uomo e il vuò mostrare, vuò me stesso rinnegare,

E la croce vuò pigliare e fare una gran pazzia. La pazzia è così fatta. Metterme vuò a gran baratta, fragente, grossolane, matta, Matta de' santa pazzia. Cristo, tu sai il mio concetto,

Chi ho il mondo in grande spetto, Dove io stava per rispetto de' saper filosofia, Metafisica sapere e teologia vedere, Come può l'alma gaudere Dio per ogni irarchia. Specular la Trinitate, come è una Deitate,

Come fu necessitate Jesu scendere in Maria. Questo pensier non è adesso, che la morte me sta appresso. Chi può ir dritto e va attraverso, Parche sbemorato sia. Scienza è cosa divina, ove il buono oro si affina,

Molti ha messo in gran ruina, sofistica e teologia. O ruvite che ho pensato, Essere matto reputato, ignorante e smemorato, E omo pien de' bizzaria. Io ve lasso i silogismi, obbligazioni e sofismi,

Insolubili e aforismi e sottili calcularia. Il critar de' socra e plato, E spendere il vostro fiato, Arguire da ogni lato, Per provar un'embrattaria.

Lasso ve le gentilarte, Che Aristoti le scripse in carte, Et le platoniche parte, Che lo più son' eresia. Simplice e puro intelletto,

Se ne va su tutto schietto, Saglie al divin conspetto, Senza loro filosofia. Lasso le scripture antiche, Che me eran tanto amiche,

E le tugliane rubriche, Che me fean tal melodia. Non suffici tutt' sciamus, Se dut bonum peragamus, Habitum conficiamus,

Usu arte et recta via. Lasso mio padre e parenti, Molti amici e conoscenti, Pur me sondar di pungenti, Spogliar l'umanità mia.

Lasso sogni et canzonette, Vague donne e zovenette, Loro arte mortal sagette, E la loro sofistaria. Vostri siano tutti i fiorini,

Gli ducati e gli carlini, Smeraldini cum genuini, Sete e simil mercaria. Lasso la fortuna fella Travagliar sua bagatella,

Quanto più se monstra bella, Come anguilla sguizza via. Lasso in grande confusione Il mondo e ogni sua erasone, Cum le sue false opinione,

Che dal sommo ben ce svia. Lasso vel dir mal de me, Cosi disse e cosi fe, O bestia, corrige te, E tua vita falseria.

Dite, dite che vi piace, Che chiesavi o bentace, Addio, addio, mondo fallace, Uscito son de tua bailia. Fama mia, te raccomando,

All'as anche va ragliando. Perdonanza piu donanno, Che me diravi la mia, Io ho uno mio capitale, Che me sono uso a ver male,

Intellecto a ben reale, Chi intende mia frenesia. Io conforto gli intelletti Che hanno per i gringhi concetti, Vincan le mundan di letti,

Che non son se non bugia. E il Vangelio voglio seguire, Che me insegna al cel salire, Disposto son d'obbedire Alla sua doctrina pia.

O signor, pien de dolceza, Dame grazie e fortezza, Chio sentir possa l'asprezza, Chio pur seguir voria. O signor, pien de pietade,

Ed infinita bontade, Dame pura umilitate, Ed il mondo ultima oblia. Dammi chio piange e sospiri I gaspri martiri,

Voglia pur de ciò morire, E sempre abbia tal malia. Dame per tua clemenzia Castitate obbedienza, Forza a far penitenzia,

Senza alcuna ritrossia. Dame in fede un alto loco, In carità ardente foco, Che me struga in sul bel gioco, Senza alcuna ipocrisia.

Dame il cor contrito sfatto, In gran pianti liquefatto, Taglia ogni mundanatto, Tutto scordato messia. Dame a piangere la tua morte,

Che per noi patisti forte, Per volerne aprirle porte, Che Adam serrate via. Dame a piangerme i peccati, Che me sono insozidati

Nella coscienza mia, Che zascadum peccadore Pianger per lo suo errore, Sempre te prego, signore, Che perdoni loro follia.

Dame a cantare quello canto De quel tuo esercito santo, Santo, santo, santo, santo, Santo il figliuolo de Maria, Metti-me alla tua pedata,

Pur così alla scapestrata. La mia mente è infiammata, E altro che te non desia, Per aver vita vo' la morte. Dio mi aiuti e me conforte,

A farme costante forte, In quel di glorioso sia. In aspra e gran religione Se sarò ramo e octone, Tosto tal prova ne fia.

Vado in tutto a anichilarme, E un'altra massa farme, Di ogni arbitro spogliarme, Di ogni voglia che ave' apria. Vado mia gran battaglia,

A gran briga e gran travaglia. Cristo, tua forza me vaglia, E me ne dico che sei, Vado a ridare agli pei. Cristo, miserere mei,

Chiamar voglio. O me, o me, Soccorri all'iniquità de mia. Vado a vagheggiar la croce, E il cui caldo già me coce.

Pregola con umil voce E non mi dici che mi tiri su da esso. Ascolta me un poco fisso La mia grossa dizaria. Voco il cuore a contemplare

E nel mondo trionfare, Star quiete a iubilare In suovissima agonia. Vuò provar se in paradiso Posso entrare come me avviso

De celestial compagnia. Signor mio, Damme a sapere e a fare il tuo volere. Non curo se te è in piacere Che dannato o salvo sia.

Amen.

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